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Author: lemas
08 27th, 2008

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l e l l o   m a s t r o g i o v a n n i

La pittura di Lello Mastrogiovanni è una pittura che indaga i rapporti, paradossi e a volte perversi, che hanno legato pittura e fotografia. Una tendenza questa che ha attraversato e contaminato gli ultimi quarant’anni dell’arte contemporanea. E’ una pittura che trasfigura e racconta la vita attraverso una sorta di tendenza “iperrealista” puntando sulle diverse modalità di approccio alle immagini amatoriali o agli squarci di esistenza quotidiana veicolati e “controllati” dai mass media. Lello Mastrogiovanni è un testimone che investiga, attraverso la sua “pittura multipla” i comportamenti umani quali la famiglia, il tempo libero, gli spazi sociali, i movimenti di protesta, le dinamiche religiose, ecc. Del resto, Charles Baudelaire invitava gli artisti ad abbandonare l’accademia per tuffarsi nella cronaca del proprio tempo. Attraverso la pittura di Lello Mastrogiovanni si coglie l’urgenza di raccontare la storia collettiva e privata, usando la malizia dello sguardo contemporaneo. La pittura dell’artista salernitano la si può definire come uno sbocco artistico intercambiabile, antieroica, psicologica e riflessiva. E’ una pittura che utilizza modalità interconnettibili dai rapporti duplici tipo realtà umana-verità, fiction-realtà, rappresentazione-invenzione. Insomma, la pittura di Lello Mastrogiovanni è una pittura che cerca di liberare l’anima incavigliata al corpo (per dirla con Céline) ma che subito dopo riconquista posizioni di temerarietà e libertà spirituale. E’ una pittura avvalorante del quotidiano, del silenzio nella sua carnalità più esemplare, della contemplazione e della riscoperta estetica dell’anima. E’una pittura densa non solo di richiami artistici e di modelli pittorici ma raggruppa e sostanzia un percorso plurivaloriale fatto di emozionalità, solidarietà, amore, amicizia e spiritualità.

prof. Sabatino Grasso

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                                                 Angelo Barone, l’ultimo idealista
                                         LA RUGGINE E L’ARTE SENZA TEMPO
Credo di poter collocare con sicurezza Angelo Barone tra i migliori pittori del panorama italiano odierno, nella fascia mediana riservata alla produzione oscillante tra le esigenze opposte di innovazione e tradizione. Autodidatta, ha vissuto interamente sulle sue spalle i problemi di un’arte bella quanto dura, ha pure vissuto in solitudine il dissidio non solo generazionale tra Ottocento e Novecento. Con dolore e lucida autocoscienza egli sente sé stesso come quel creativo di transizione che la maturità delle sue ultime opere ha rivelato. Ma non pensate a lui come un artista-filosofo in torre eburnea. E’ conscio ed orgoglioso delle proprie origini contadine che dice : “gli hanno forgiato il carattere e raffinato l’anima.” Pur non accademico ma informato, ha scelto la buona pittura della tradizione a pennello su tela, la pazienza certosina del tratto a pennello, il confronto coi grandi del passato, per esprimere il suo mondo interiore. Scelta che han fatto in molti, per non essere travolti dalle correnti audaci ben lontane dal realismo, dopo l’Impressionismo e prima dell’ultimo “-ismo” di tendenza. Se è vero che la sua è un’arte che si inserisce nel filone della tradizione, è anche vero che non si presenta senza creatività ed originalità. Queste stanno nel discorso della forma. In effetti Angelo tra le disperate ricerche espressive attuali ed i modi antichi, alimentato dalla propria sete d’infinito, inaugura con le sue opere, un posato amplesso che può essere fecondo di novità. Crede di dover cercare i rapporti tra le realtà oggettive, vuole scoprire i motori, i marchingegni che regolano le cose sulla terra: i rapporti interpersonali, la storia, la cronaca, le microstorie di tutti noi. È certo di averne visti alcuni. Li descrive. Osserva e riosserva. Su qualche parte crede di vedere ruggine…
Si dedica ad una ricerca di volti e figure significanti scelte dalla storia dell’arte. Ne cerca l’anima, ne riproduce l’occhiata, il gesto ,la postura che qualifica l’interiorità del personaggio, fa sua l’indagine del grande maestro d’arte senza stravolgerla. Non altera minimamente i tratti somatici. La differenza sta nello spessore della materia pittorica e nel cromatismo, che costituisce nell’opera la restituzione all’antico necessaria per la sua lettura.“Basta un gioco di spatola, pennello e velature e la rimando indietro nel tempo…” Egli stesso confessa: “ è cosi che la storia dell’arte, la grande pittura, cominciò a farsi strada nella mia consapevolezza “. E, senza la ritrosia solita, continua con poche parole rivelatrici: “ con gli anni i carichi di responsabilità aumentano. È la fatica per diventare pittore “. Si svelano così i termini delle sue ricerche: egli conviene che “ in realtà non si scava sulla tela, ma dentro sé stessi. La tela è solo uno specchio. È la tua anima che si materializza “.
Ora che la diffidenza interpersonale si è sciolta, anche le parole escono senza intoppi ed il pensiero, prima gorgogliante, ora fluisce.“ Più scavi e più vai in profondità. Si aprono nuove porte. Compaiono mondi mai visti prima. Subentra la paura, la paura di non poter chiudere il cerchio. Sei davanti ad una scelta: andare avanti? Tornare indietro? Dipende solo dalla tua sete di conoscenza…” L’orecchio porta alla mente immagini d’un alone di sogno platonico, ideale, di un arte senza tempo connaturata con l’artista ed il cui centro è, dolorosamente o gioiosamente, l’uomo.
di Prof. Luigina Furlan - Storico dell’Arte
Marzo 2007

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JAN VERMEER

(Johannes Van der Meer)

(Delft 1632-1675)

Pittore olandese a lungo poco conosciuto, Vermeer fu riscoperto e rivalutato a partire dalla fine dell’Ottocento.

Dopo sei anni di apprendistato, condotti forse anche presso Carel Fabritius, nel 1653 entrò nella corporazione dei pittori di San Luca di Delft, divenendo presto importante e stimato membro del Consiglio. Visse modestamente esercitando più il commercio di opere d’arte che la pittura. Solo 35 sono infatti le tele a lui attribuite con certezza; tale numero limitato trova spiegazione sia nelle sue abitudini di lavoro (metodico e meticoloso), sia nella scomparsa di numerose opere durante il periodo di oblio che seguì la sua morte relativamente precoce.La produzione di Vermeer – caratterizzata da precisione di esecuzione, perfetta resa luministica, forte senso della composizione – consiste, con poche eccezioni (fra cui alcuni paesaggi, strade o ritratti), in dipinti di genere, ispirati alla vita quotidiana: frequenti sono gli interni domestici illuminati dal sole, in cui una o due figure appaiono impegnate a leggere, a scrivere, a suonare uno strumento o a sbrigare le faccende domestiche. Una personale interpretazione della prospettiva, basata sull’attenta distribuzione dei valori tonali dal primo piano allo sfondo, si apprezza nella Fanciulla assopita (1656 ca., Metropolitan Museum of Art, New York). Altre opere, quali La lattaia (1660, Rijksmuseum, Amsterdam), Fanciulla con una brocca (1663, Metropolitan Museum of Art, New York) e Veduta di Delft (1660 ca., Mauritshuis, L’Aia), sono celebri per gli effetti di luce e la purezza del colore.

Altri dipinti molto significativi nella produzione di Vermeer sono Soldato con fanciulla ridente (1657, Frick Collection, New York), Ragazza con cappello rosso (1667, National Gallery of Art, Washington), Lo studio del pittore (o L’arte della Pittura, 1665-1670 ca., Kunsthistorisches Museum, Vienna).

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Caravaggio

(1571-1610)

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nasce a Milano nel 1571. Si forma presso la bottega del pittore Simone Peterzano nella città di Milano dove recepisce i modi di due tradizioni diverse: da un lato il realismo lombardo, dall’altro il rinascimento veneto, con il quale viene in contatto quando Peterzano lo porta con se in alcuni viaggi a Venezia, dove conosce l’arte del Tintoretto.
A vent’anni si trasferisce a Roma, prima presso Lorenzo Siciliano, di seguito presso Antiveduto Gramatica, poi presso il Cavalier d’Arpino.
Costui gli affida l’esecuzione di quadri di genere, rappresentanti fiori o frutta, genere disprezzato dagli accademici del tempo perchè ritenuti soggetti inferiori rispetto a dipinti in cui venivano rappresentate figure umane. Egli inventa un suo particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta, calici e oggetti di vetro.
Tra i primi dipinti dell’artista c’è il
Bacchino malato, oggi alla galleria Borghese di Roma, dipinto nel 1591 circa, che viene considerato un autoritratto eseguito nel periodo in cui fu ricoverato in ospedale per malaria; inoltre, del primo periodo della sua attività sono: il Ragazzo morso da un ramarro, il Giovane con cesto di frutta e Bacco degli Uffizi. Rivela la sua predilezione per soggetti popolareschi e musicali nei dipinti come I bari, La buona ventura, Il suonatore di liuto. Esemplare è il Canestro di frutta, oggi a Milano alla Pinacoteca Ambrosiana, in cui rappresenta gli oggetti così come sono in realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di abbellire la natura , ma rappresentandola così com’è.
Il suo primo quadro di figure, dipinto nel 1595 circa, è il
Riposo durante la fuga in Egitto, nel quale è chiaro il richiamo ai grandi maestri bergamaschi e bresciani come Savoldo, Lorenzo Lotto e Moretto. Ma è altrettanto evidente il richiamo alla cultura romana dimostrato dall’angelo rappresentato di spalle che è il perno dell’intera composizione. In questo periodo abbandona la bottega del Cavalier d’Arpino e passa sotto la protezione del cardinal Francesco Maria Del Monte che lo immette in un ambiente culturale molto più stimolante, esegue infatti in questo periodo Testa di Medusa, San Giovanni Battista, L’amore vittorioso, Giuditta e Oloferne.
La sua maturazione verso uno stile personale è evidente soprattutto nei dipinti della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a
Roma per la quale esegue tre dipinti: la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’angelo. Con il Martirio di San Matteo ha inizio la poetica caravaggesca del rapporto luce-ombra che poi si svilupperà nelle opere successive. Nel dipinto rappresentante la Vocazionedi San Matteo il racconto è immerso nella realtà del tempo, con personaggi con abiti moderni. La luce è l’elemento caratterizzante l’intera opera. E’ una luce soffusa che entra da una finestra fuori scena sulla sinstra illuminando il braccio del Cristo che emerge dall’ombra sulla destra. Il taglio della luce conduce l’occhio dello spettatore da destra verso sinistra, dal gruppo di personaggi al gesto di Cristo.
Del dipinto rappresentante
San Matteo e l’angelo esistevano due versioni, ma il primo fu rifiutato dai committenti perchè rappresentava un San Matteo popolano in atteggiamento ritenuto scandaloso all’epoca. Oggi questo dipinto è andato perduto. Prima di compiere quest’opera Caravaggio riceve la commisioni per altri due dipinti per la cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo: Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo. Il pittore interpreta i due avvenimenti sacri come fatti semplicemente umani eliminando ogni richiamo a schemi prefissati.
Successiavmente esegue per la chiesa di Santa Maria in Vallicella la
Deposizione, oggi alla pinacoteca Vaticana. La composizione ha una struttura piramidale che ricorda le composizioni michelangiolesche.
Esegue in questo periodo opere come la
Madonna dei Pellegrini , la Madonna dei Palafrenieri e la Morte della Vergine per Santa Maria della Scala in Trastevere, che fu rifiutata dai committenti per ragioni di decoro, oggi infatti il dipinto si trova al museo del Louvre.
Tra il 1606 e il 1607 Caravaggio vive nella città di Napoli, qui si conservano alcune sue importanti
opere: la tela con Le sette opere di Misericordia, conservata al Pio monte di Misericordia e La flagellazione di Cristo, conservata al museo di Capodimonte.
Nel 1608 Il pittore si trova a Malta dove viene nominato cavaliere, il gesto rappresenta una riabilitazione per la vita sregolata dell’artista che dovette fuggire da Roma dopo aver ucciso un uomo durante una rissa. Qui esegue quella che è la sua tela più vasta: la Decollazione del Battista. La scena è piuttosto spoglia, rappresenta un ambiente squallido, con colori spenti.
Dopo essere stato espulso dall’ordine dei cavalieri di Malta fugge a Siracusa dove dipinge il Seppellimento di Santa Lucia e anche in questo caso, come nelle successive opere realizzate a Messina: La resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori, confermano la sua tendenza a lasciare grandi spazi vuoti su tele di dimensioni notevoli.
Nel 1609 è dinuovo a Napoli dove viene ferito gravemente, qui esegue opere come Davide con la testa di Golia e
Salomè con la testa di Battista.
Nel 1610, sulla spiaggia di Port’Ercole, dove era in attesa di rientrare a Roma per ricevere la grazia, viene arrestato e incarcerato per 2 gioni, perchè scambiato per qualcun’altro, perdendo così tutti i suoi averi. Due giorni dopo sulla stessa spiaggia, cercando di recuperare le sue cose, morirà di ” febbre maligna”, come scrive il Bellori. Era il 18 agosto del 1610. Caravaggio non aveva ancora 39 anni. Pochi giorni dopo arriverà la grazia con il permesso di ritornare a Roma.

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Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Pierre-Auguste Renoir

Pierre-Auguste Renoir (Limoges, 25 febbraio 1841 – Cagnes-sur-Mer, 3 dicembre 1919) è stato un pittore francese, tra i massimi esponenti dell’Impressionismo.

Nato a Limoges, in Francia, da Leonard e Marguerite, entrambi sarti, visse dall’età di tre anni a Parigi: nonostante l’interesse per la musica, il padre lo indirizzò alla decorazione della porcellana.Grazie all’aiuto del maestro Charles Gleyre, fu ammesso nel 1862 all’Ecole des Beaux-Artes: qui conobbe Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Claude Monet, con i quali iniziò presto a recarsi a Fontainebleau per dipingere en plein air.Grazie a Esmeralda che danza, nel 1864 fu ammesso al Salon: nonostante le successive commissioni ricevute, non era però in grado di mantenersi autonomamente.Nel 1870 partecipò al conflitto franco–prussiano. Nel 1873 insieme ad altri pittori creò la Società anonima cooperativa di artisti, pittori, scultori, incisori, etc. che nel 1874 organizzò la prima esposizione degli impressionisti presso lo studio del fotografo Nadar. Tra il 1874 ed il 1877, pur in difficoltà economiche, si dedicò assiduamente alla pittura: risalgono a questi anni alcuni tra i suoi capolavori, come Bal au moulin de la Galette e Nudo al sole.Risollevate le sue finanze, grazie alla vendita delle sue opere, nel 1881 viaggiò in Algeria e in Italia: qui rimase colpito dai dipinti di Raffaello e dagli affreschi di Pompei.Nel 1890 sposò Aline Charigot, dalla quale ebbe 2 figliJean (1894) e Claude (1901). Nel 1900 venne insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore.A causa dei frequenti attacchi di reumatismi, si trasferì nel sud della Francia, per trovare un clima più mite: la sua ultima residenza, a Cagnes-sur-Mer, è ora un museo. Per l’aggravarsi delle sue condizioni (era stato colpito da artrite deformante alle mani e ai piedi), fu costretto alla sedia a rotelle: continuò tuttavia a dipingere, facendosi legare un pennello alla mano più ferma.Morì a 78 anni in seguito a una polmonite: aveva appena terminato Le bagnanti.

Attività artistica

I dipinti di Renoir sono notevoli per la loro luce vibrante e il colore saturo, che spesso mettono a fuoco persone riprese in situazioni intimistiche. Il nudo femminile era uno dei suoi soggetti primari.
Nel caratteristico stile impressionista, Renoir ha suggerito i particolari di una scena con liberi e veloci tocchi di colore, di modo che le sue figure si fondono morbidamente tra di loro e con lo sfondo.I suoi lavori giovanili mostrano l’influenza del colorismo di Eugène Delacroix e la luminosità di Camille Corot. Renoir ammirava anche il realismo di Gustave Courbet e di Édouard Manet: il suo lavoro infatti riprende dai loro l’uso del nero come colore. Un altro pittore notevolmente stimato da Renoir era François Boucher.Un bell’esempio delle prime opere di Renoir, nonché prova dell’influenza esercitata del realismo di Courbet, è Diana, del 1867. Il soggetto è chiaramente mitologico; il lavoro è eseguito in studio, la figura attentamente osservata, modellata solidamente e posta artificiosamente in un paesaggio inventato. Nonostante l’opera sia un lavoro “studentesco”, si può già notare l’intensa risposta personale dell’artista alla sensualità femminile. La modella era Lise Tréhot, allora compagna dell’artista e ispiratrice di un certo numero di sue opere.Verso la fine del 1860, tramite la pratica dell’en plein air(all’aria aperta), assieme al suo amico Claude Monet scoprì che il colore delle ombre non è marrone o nero, bensì corrisponde al colore riflesso dagli oggetti che li circondano. Avendo lavorato insieme, parecchie loro opere si possono analizzare in parallelo, ad esempio La Grenouillère (1869).Uno dei dipinti impressionisti di Renoir più noti è il Ballo al Moulin de la Galette, (Le Bal au Moulin de la Galette), del 1876. Viene rappresentata una scena all’aperto, affollata di gente in un ballo popolare nel giardino di Butte Montmartre, vicino all’abitazione dell’artista.Le opere della sua prima maturità erano come istantanee di vita reale di genere impressionista, piene di colore e scintillanti di luce.Dalla metà del 1880, tuttavia, Renoir ruppe con il movimento, per applicare ai ritratti e alle figure una tecnica più disciplinata e più convenzionale, specialmente per quanto riguardava le donne, ad esempio nelle Bagnanti, dipinte tra il 1884 e il 1887.Durante il viaggio in Italia del 1881, la visione dei dipinti di Raffaello e degli altri maestri del Rinascimento, lo convinse che era sulla strada sbagliata e per diversi anni, in seguito, dipinse in uno stile più severo, nel tentativo di ritornare al classicismo. Questo a volte viene denominato il suo “periodo di Ingres”, per il modo in cui si è concentrato sulla linea ed ha dato risalto ai contorni delle figure.Dopo il 1890, tuttavia, Renoir cambiò nuovamente direzione, rinviando all’uso di un colore sottilmente tratteggiato che dissolveva i profili, come nei suoi lavori giovanili. Da questo periodo in avanti si concentrò particolarmente sui nudi monumentali e sulle scene domestiche, di cui esempi sono Ragazze al piano (1892) e Grandes Baigneuses (1918-1919).Gli ultimi nudi dipinti sono i più tipici e riusciti del Renoir maturo, noto per la sua preferenza di corpi femminili ben in carne.Artista prolifico, Renoir ha eseguito in tutto oltre mille dipinti. Il suo stile, caldo e sensuale, ha permesso alle sue opere di essere tra quelle più note e frequentemente riprodotte nella storia dell’arte. Era nota la sua avversione per Van Gogh e Gauguin, mentre è noto che, negli ultimi anni, si fosse affezionato particolarmente a Modigliani, che riceveva spesso in visita nel suo studio e che lo seguì nella tomba dopo due mesi. Renoir muore nel novembre del 1919, ucciso da un’infezione polmonare. Aveva lavorato fino all’ultimo alle sue Bagnanti, con i pennelli legati alle dita ormai rattrappite. Venne sepolto a Essoyes, paese natale dell’adorata moglie Aline, morta qualche anno prima.

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